Codice delle disabilità: positivo disegno riformatore, ma le risorse?

Codice delle disabilità: positivo disegno riformatore, ma le risorse?

03/05/2019 0 Di Redazione

Franco Pesaresi (Asp Jesi) esamina e commenta il disegno di legge delega al governo su semplificazione e codificazione in materia di disabilità. E solleva dubbi sull’opportunità che tutte queste materie, finora in gran parte regolate dal Parlamento, possano essere definite solamente dal Governo”

ROMA – E’ positivo e importante che il governo pensi a “un ampio disegno riformatore attorno al tema della disabilità”, ma a patto che ci sia un adeguato stanziamento finanziario, perché “ senza finanziamenti non c’è riforma. C’è solo annuncio e propaganda”, Così Franco Pesaresi (Asp di Jesi), esperto di welfare e in particolare di sanità e assistenza, valuta sul suo blog il disegno di legge delega al governo su “semplificazione e codificazione in materia di disabilità”, approvato poco più di un mese fa dal Consiglio dei ministri. Il testo, che dovrà ora essere esaminato, eventualmente modificato e approvato dal Parlamento, è di fatto il primo passo concreto verso la realizzazione di quel Codice unico delle disabilità annunciato l’estate scorsa dal premier Conte.

La delega riguarda un ampio ventaglio di tematiche, investendo di fatto ogni ambito della vita delle persone con disabilità e delle politiche in loro favore. Nel dettaglio, si fa riferimento a nove settori d’intervento: definizione della condizione di disabilità; accertamento e certificazione; disciplina dei benefici (individuazione dei livelli essenziali delle prestazioni in favore delle persone con disabilità; riordino dei criteri e dei requisiti per l’accesso, l’erogazione e la determinazione dei benefici e degli interventi e dei servizi rivolti alla persona con disabilità; riordino dei diversi fondi destinati alla disabilità; sistemi di monitoraggio, verifica e controllo e istituzione di un’Autorità Garante Nazionale dei diritti delle persone con disabilità; promozione della vita indipendente e contrasto dell’esclusione sociale e valorizzazione del ruolo di assistenza svolto dai familiari, con adeguate misure di sostegno; abilitazione e riabilitazione; istruzione e formazione; diritto al lavoro (riordino della disciplina dei congedi parentali per i soggetti che assistono familiari con disabilità; agevolazioni in favore dei datori di lavoro che attivano politiche ed azioni volte a migliorare le condizioni di lavoro dei dipendenti con disabilità o che assistano familiari con disabilità; individuazione di profili professionali riservati a persone con disabilità; revisione della normativa in materia di collocamento mirato); accessibilità e diritto alla mobilità.

Tre sono le considerazioni, sintetiche ma essenziali, di Pesaresi rispetto a quanto contenuto nella delega. In primo luogo, riconosce l’importanza di “un ampio disegno riformatore attorno al tema della disabilità. Il Disegno di legge e i suoi decreti attuativi – afferma – hanno la possibilità di riformare profondamente l’organizzazione dei servizi dedicati alla disabilità”.

La seconda considerazione esprime però una condizione fondamentale affinché questa riforma sia effettiva: l’investimento finanziario: “La bozza di DDL – osserva Pesaresi – si chiude con l’affermazione che dall’attuazione delle deleghe non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. All’attuazione dei decreti legislativi dovranno provvedere le amministrazioni competenti attraverso una diversa allocazione delle ordinarie risorse umane, finanziarie e strumentali, attualmente in dotazione alle medesime amministrazioni”. E’ proprio questo, per Pesaresi, il possibile nodo critico di questa delega, poiché “non vi è alcun dubbio che qualunque riforma ha bisogno di risorse per la sua implementazione . Tanto più una riforma come questa, che si prospetta molto ampia e che in alcune sue parti prefigura già un aumento quali-quantitativo dei servizi. Se il disegno di legge verrà presentato ed approvato, i successivi decreti legislativi dovranno prevedere un adeguato finanziamento. Senza finanziamenti non c’è riforma. C’è solo annuncio e propaganda”.

La terza e ultima considerazione riguarda l’opportunità stessa di una delega al governo tanto ampia e generica. “Si cerca in tutti i modi di far passare l’intervento come un riordino che mira a raccogliere le norme vigenti in una specie di testo unico della disabilità (il Codice appunto) ma in realtà la delega permette grandi innovazioni in tutti i settori della vita e dei diritti dei disabili – osserva Pesaresi – Questo è positivo, ma c’è da chiedersi se è giusto che tutte queste materie, finora in gran parte regolate dal Parlamento, possano essere definite solamente dal Governo con il solo passaggio nelle commissioni parlamentari competenti per raccogliere il parere da esprimere obbligatoriamente entro 45 giorni. In alternativa c’è da chiedersi se, invece, non sia più giusto definire con maggiore puntualità i contenuti delle deleghe, oppure se non sia meglio demandare i contenuti più tecnici alla delega legislativa di competenza del Governo, affidando invece al Parlamento i contenuti più importanti e politici del progetto di riforma”, conclude.