Dopo di noi, in Lombardia 700 domande: oltre il 25% riguarda under 25

Dopo di noi, in Lombardia 700 domande: oltre il 25% riguarda under 25

15/12/2018 0 Di Redazione

Nella regione risiedono 29 mila persone disabili.

Le domande riguardano per il 25,8% persone tra 18 e 25 anni e per meno del 5% chi ha più di 56 anni: al 70% sono richieste di accompagnamento all’autonomia. Merlo (Ledha): “Le leggi dicono una cosa, la realtà va dove vuole”

MILANO –  Sono giovani tra i 18 e 45 anni. Il 56 per cento di loro è maschio e soffrono per lo più di ritardi mentali e sindromi congenite su base cromosomica, come la sindrome Down. Hanno genitori anziani ma in salute. Già oggi sono dotati di buone capacità per condurre una vita autonoma e indipendente, quasi tutti compresi fra il punteggio 4 e 6 della scala Adl, che misura le performance di indipendenza di una persona con disabilità. Sono 700 in tutta la Lombardia le domande valutate e al 95 per cento accettate (su un bacino complessivo di 29 mila disabili di cui 15 mila afferenti ai servizi socio-assistenziali); 225 invece gli utenti presi in carico sul territorio di città metropolitana Milano e dall’Agenzia per la tutela dalla salute, Ats Milano, che copre un territorio che si estende da Legnano fino a Lodi e un bacino da 3,5 milioni di abitanti. Ecco la fotografia della legge sul “Dopo di Noi” in Lombardia.

A due anni dall’approvazione della legge 112 del 2016, in materia di assistenza in favore delle persone con disabilità grave e prive del sostegno famigliare e finalizzata a strutturare un percorso “personalizzato” sulla persona disabile, i dati presentati di recente a Milano durante il convegno organizzato in Caritas Ambrosiana su risultati e prospettive future del “Dopo di Noi”, stupiscono. “Nelle leggi si scrivono delle cose ma poi la realtà, come sempre, va dove vuole” ha commentato Giovanni Merlo, direttore della Lega per i diritti delle persone con disabilità (Ledha Milano) fra le promotrici del seminario, a margine dei numeri presentati da responsabili sanitari e per le politiche sociali di Ats, Regione Lombardia e Comune di Milano.

Numeri che stupiscono a partire dagli stessi presupposti della legge. Per esempio quella dicitura relativa a persone “prive del sostegno famigliare”. Perché la fotografia che ha portato in Caritas Ambrosiana il dottor Aurelio Mosca, direttore in Ats Milano del Dipartimento programmazione dell’integrazione delle prestazioni socio-sanitarie con quelle sociali (Pipss), parla di altro. I dati raccolti da Ats al 31 marzo 2018 attraverso i 194 comuni del territorio di competenza e i 19 ambiti territoriali in cui sono suddivisi per la gestione di alcune politiche sociali e sanitarie, dicono che chi fa domanda per uno o più interventi previsti dal Dopo di Noi (sei in totale le tipologie di sostegno che vanno dall’accompagnamento all’autonomia, alla residenzialità autogestita, passando per contributi alle spese di locazione e condominiali) è spesso molto giovane: il 25,8 per cento da 18 a 25 anni; il 25,3 per cento da 26 a 35; e un altro 25,8 da 36 a 45 anni. Meno del cinque per cento dei beneficiari ha più di 56 anni. La giovane età va di pari passo con la presenza di un nucleo familiare stabile e completo: il 31 per cento del totale ha entrambi i genitori, il 21,3 per cento genitori più fratelli o sorelle. Genitori che nel 77 per cento dei casi non ha alcun problema di salute o disabilità nonostante nel 60 per cento dei casi abbiano entrambi più di 60 anni: il 17,9 per cento addirittura più di 70 anni. Il 18 per cento dei beneficiari invece vive solo con il padre (2 per cento) o solo con la madre (16 per cento).  Colpiscono per drammaticità quelle 15 persone prese in carico nell’area metropolitana di Milano, su 225 totali, che vivono completamente sole, senza nessun famigliare in supporto.

Il capitolo risorse economiche vede 5 milioni e 163 mila euro assegnati nel 2016 dopo il varo della legge. Di questi soldi sono stati spesi 3 milioni e 137mila. Nel 2017 2,2 milioni di stanziamento e le risorse impegnate (ancora da valutare in buona parte) sono 1milione e 273mila euro. Soldi che sono stati destinati a varie tipologie di intervento: il 60,8 per cento su Milano e hinterland chiede interventi di accompagnamento all’autonomia finanziati con un contributo annuale da 2.181 euro per una voce neutra all’interno della quale possono rientrare diversi capitoli di spesa, non tutti rendicontanti nel dettaglio da comuni e ambiti territoriali. Altre voci importanti sono i contributi alle spese di locazione e condominiali con un contributo medio di 263 euro mensili per le prime e 230 euro mensili per le seconde. 524 euro mensili in voucher invece il contributo destinato alla tipologia “gruppo appartamento”; 600 euro al mese per la residenzialità autogestita, 415 euro per housing e co-housing, 79 euro per il “pronto intervento sollievo”, una voce quasi ignorata.

Se si esce da Milano e dintorni per allargare lo sguardo all’intera regione, i dati sono quelli presentati in mattinata dalla dottoressa Elena Poma, responsabile della segreteria politica dell’assessore Bolognini alle politiche sociali, ed elaborati da “Fonte debito informativo Assessorato alle politiche sociali, abitative e disabilità”. Scrive Elena Poma nella presentazione che “il monitoraggio regionale ha rilevato che solo il 64 per cento delle risorse anno 2016 è stato impegnato e solo il 17 per cento liquidato”. Sul 2017 solo il 24 per cento dei finanziamenti è stato impegnato e “quasi nulla liquidato pertanto è stata indicazione di non procedere al momento ad ulteriori liquidazioni”. Nel triennio 2016-2018 al Pirellone sono arrivati complessivamente 30 milioni di euro, il 16,7 per cento del budget nazionale, da destinare a persone con disabilità grave, prive del sostegno famigliare, con età 18-64 anni. Due le macrocategorie di intervento: interventi infrastrutturali che hanno impiegato 6,4 milioni di euro per eliminazione barriere architettoniche, messa in opera impianti, adattamento domotici oppure sostegno al canone locazione e spese condominiali. Altri 8,6 milioni sono andati a interventi di natura gestionale: 2,6 milioni per percorsi di accompagnamento all’autonomia verso la fuoriuscita dal nucleo famigliare o la “de-istituzionalizzazione”; 5,4 milioni di euro per supporto alla domiciliarità presso soluzioni alloggiative previste (Rsd, Cdd, Css, sono oltre 8 tipologie di strutture sociali o socio-sanitarie previste da Regione Lombardia) o negli alloggi privati delle persone per cui è previsto un percorso di vita indipendente; 516mila euro per ricoveri in situazioni di emergenza. Nel complesso sono stati realizzati 125 interventi di ristrutturazione da 20mila euro ciascuno; contributi a spese affitto da 5.100 euro annui per 765 unità abitative; 5.400 euro per ognuno dei 485 progetti di accompagnamento all’autonomia approvati; 8.400 euro per 643 persone che necessitato di sostegno alla residenzialità e infine pronto intervento per 86 persone.

Oltre al nodo delle risorse e dei soldi che ci sono ma non vengono ancora spesi c’è un tema legato alle persone: sono 614 gli utenti presi in carico in Lombardia a cui vanno aggiunti i 90 di recente selezione della Ats Val Padana e 50 persone in lista d’attesa. “Un numero che deve farci riflettere – ha commentato la dottoressa Poma durante il suo intervento –: perché i disabili in regione sono circa 29mila, di cui 15mila in qualche modo afferenti ai nostri servizi socio-sanitari”.
di Francesco Floris

 

Fonte Superabile.it