Europee, le cinque richieste di Edf per la disabilità. 257 firme, solo una è italiana

Europee, le cinque richieste di Edf per la disabilità. 257 firme, solo una è italiana

08/05/2019 0 Di Redazione

Il Forum europeo ha elaborato un manifesto, chiedendo ai candidati di sottoscriverlo per impegnarsi a realizzare le cinque priorità indicate: elezioni accessibili, strategia europea per la disabilità, pari opportunità, pilastro europeo dei diritti sociali, legislazione antidiscriminatoria

ROMA – Cinque impegni da assumersi, cinque priorità da assicurare: sono quelle contenute nel manifesto “EU for disabilty rights”, elaborato e presentato dal Forum europeo per la disabilità (Edf) in occasione delle prossime elezioni europee e adottato dal Parlamento europeo delle persone con disabilità un anno e mezzo fa. Ora lo stesso manifesto viene sottoposto da Edf ai diversi candidati perché, firmandolo, lo facciano proprio. 257 le firme pervenute fino a questo momento, di cui una soltanto dall’Italia. In testa la Francia, con 47 candidati firmatari, seguita da Portogallo (40), Germania (22) e Lettonia (22). Ma quali sono gli impegni richiesti dall’Edf ai candidati che sottoscrivono il documento? In generale, il documento definisce le condizioni per garantire che chi ha una disabilità non resti escluso dalle elezioni e dalle politiche europee.

Diritto a votare, ma anche a candidarsi. Tra le richieste, la prima è di assicurare alle persone il diritto di voto e il diritto di candidarsi alle elezioni europee, garantendo che i seggi elettorali e le procedure di voto (anche a distanza) siano accessibili e facilmente comprensibili, così come i materiali della campagna elettorale, i dibattiti pubblici e i programmi dedicati. Si chiede poi di garantire che i dati sulla partecipazione politica delle persone con disabilità siano raccolti e analizzati.

Strategia europea per la disabilità 2020-2030. In merito poi ai contenuti della politica europea, il Parlamento europeo delle persone con disabilità chiede innanzitutto che sia adottata una nuova Strategia europea per la disabilità che soddisfi tutte le disposizioni della Convenzione Onu, con un budget stanziato per la sua attuazione e un meccanismo di monitoraggio dotato di risorse adeguate. “La Strategia si legge nel Manifesto – dovrebbe diventare la forza trainante di una nuova agenda per i diritti della disabilità 2020-2030. Dovrebbe indicare il 2021 come prossimo Anno europeo dei diritti delle persone con disabilità. Centrale per la strategia – si legge ancora – dovrebbe essere l’istituzione di un dialogo strutturato con le persone con disabilità e le loro organizzazioni rappresentative”.

Finanziamenti per pari opportunità e non discriminazione. Altra richiesta del Parlamento europeo delle persone con disabilità è quella di dedicare alle “pari opportunità” e al superamento delle discriminazioni risorse adeguate, anche tramite “un coinvolgimento strutturato e significativo delle persone con disabilità e delle loro organizzazioni rappresentative nei negoziati sui fondi europei e il futuro bilancio dell’Ue”.

“Pilastro europeo dei diritti sociali”. Altra richiesta che arriva da Edf è quella di “assicurare un coinvolgimento strutturato delle persone con disabilità e loro organizzazioni rappresentative nell’attuazione del ‘Pilastro europeo dei Diritti sociali’ e relative iniziative. Questo include l’allocazione adeguata risorse per garantire l’accessibilità e la piena inclusione delle persone con disabilità”. A tal proposito, si chiede anche di “stabilire un piano di protezione sociale per garantire a tutte le persone con disabilità e le loro famiglie un tenore di vita adeguato e dignitoso” e di adottare misure che garantiscano il diritto al lavoro, “sulla base di uguali opportunità con gli altri in un mercato occupazionale che sia aperto, inclusivo e accessibile alle persone con disabilità”. Tra i “diritti sociali” c’è anche quello all’istruzione, per la quale il Parlamento europeo delle persone con disabilità chiede “supporto personalizzato nel sistema di istruzione generale”. Infine, sempre in materia di “pilastri” dei diritti sociali, si chiede all’Unione europea di “porre fine alla segregazione delle persone con disabilità nelle istituzioni”, assicurando e garantendo “ misure appropriate per effettuare la transizione dal processo istituzionale a quello basato sulla comunità”.

Un’Europa accessibile. A far da collante a tutte le richieste e i diritti evidenziati dal Parlamento europeo delle persone con disabilità, c’è il tema dell’accessibilità, che chiude il “manifesto” adottato oggi dai delegati. Per quanto riguarda l’accessibilità della cultura e delle comunicazioni, si chiede all’Unione europea di “adottare, attuare e applicare la legge europea sull’accessibilità; garantire che il trattato di Marrakesh sia pienamente attuato all’interno dell’Ue e in cooperazione con i paesi partner in tutto il mondo, affinché le persone con disabilità visiva abbiano accesso agli stessi libri, riviste e materiali”; adottare misure capaci di garantire che “gli sviluppi tecnologici non lascino indietro nessuno e siano progettati per tutti, così che le persone con disabilità siano in grado di utilizzarle e beneficiarne come gli altri, migliorando la propria vita indipendente e la piena partecipazione a tutti gli aspetti della vita”. Per quanto riguarda l’accessibilità dei mezzi di trasporto, si chiede di “applicare la legislazione dell’Ue sui diritti dei passeggeri, rafforzando le disposizioni sull’accessibilità, per garantire che i passeggeri con disabilità godano della loro libertà di movimento”.

Un’Europa dei diritti umani. L’ultimo paragrafo del manifesto è dedicato a “un’Europa dei diritti umani”: il Parlamento europeo delle persone con disabilità chiede dunque ai leader politici dell’Ue di “assicurare che i diritti delle donne e delle ragazze con disabilità siano presi in considerazione in tutte le misure legislative e amministrative in materia di uguaglianza di genere” e che sia ratificata e attuata la Convenzione del Consiglio d’Europa di Istanbul per prevenire e combattere la violenza contro le donne e la violenza domestica, anche vietando la pratica delle sterilizzazioni forzate”. (cl)