La robotica è tra noi. Dall’esoscheletro alle protesi. E poi?

La robotica è tra noi. Dall’esoscheletro alle protesi. E poi?

23/08/2018 0 Di Redazione

Ci sono persone che usano abitualmente esoscheletri e protesi sempre più articolati, e istituti per cui i robot e la realtà virtuale sono diventati parte fondamentale della riabilitazione o della telemedicina domiciliare, facendo pure le veci del “badante”. Ma dove sta andando questa rivoluzione tecnologica? L’inchiesta di SuperAbile Inail

ROMA – C’è chi si è comprato un esoscheletro per usarlo un’oretta tutti i giorni e chi invece ha testato o sta sperimentando una protesi bionica. Non più tecnologia del futuro, la robotica è adesso, qui e ora. In parte è già uscita dai laboratori di ricerca per diventare uno spicchio fondamentale della riabilitazione o della telemedicina domiciliare nei centri specializzati, in parte, invece, è ancora oggetto di studio, come il “robot badante”. E poi ci sono videogame interattivi e ambienti di realtà virtuale per migliorare le capacità motorie o cognitive, interfacce cervello computer, abiti e case con sensori di movimento per monitorare le performance o lo stato di salute di disabili e anziani. Un’inchiesta sul tema, realizzata da Michela Trigari di Redattore sociale, è stata pubblicata sul numero di luglio di SuperAbile Inail, il magazine per la disabilità dell’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro.

“Negli ultimi cinque anni c’è stato un piccolo boom nel campo della robotica al servizio delle persone fragili, spinto dalle prime evidenze cliniche. Nel nostro Paese – che è tra i più forti d’Europa in materia – ci sono diversi poli d’eccellenza”, osservano dall’Istituto italiano di tecnologie di Genova. Tra questi, oltre all’Iit, ci sono l’Istituto di biorobotica della Scuola superiore Sant’Anna di Pisa, la Fondazione Don Gnocchi di Milano e la Fondazione Santa Lucia di Roma (due Irccs, istituti di ricovero e cura a carattere scientifico), l’Università Campus bio-medico di Roma. Spesso questi enti collaborano tra loro, portando avanti filoni di ricerca incrociati. Trasversale a molti è il Centro protesi Inail di Vigorso di Budrio (Bologna) che, per legge (grazie al dpr 782/84), mette a disposizione le proprie competenze e alcuni assistiti fanno da tester, in veste di centro per la sperimentazione e l’applicazione di protesi e presidi ortopedici.

Quelli che l’esoscheletro. Franco tutti i giorni cammina un’oretta grazie al suo esoscheletro e a due stampelle. Prima l’ha preso a noleggio, poi se l’è comprato: ha scelto Rewalk, di fabbricazione israeliana, ma ce ne sono altri sul mercato. Ha dovuto sborsare 70mila euro: metà di tasca propria e metà raccolti grazie a iniziative di beneficenza; il Servizio sanitario nazionale, infatti, non lo considera tra gli ausili da erogare. “Mi sono approcciato a questo tipo di robotica indossabile mentre ero a Villa Beretta, centro di riabilitazione dell’Ospedale Valduce di Como. Ora lo uso per fare passeggiate al parco, per andare al bar o in giro per il paese (abito a Gazzaniga, in provincia di Bergamo), per farlo conoscere alle altre persone disabili. Ma non è sostitutivo della carrozzina – dice –: i benefici sono dati soprattutto dal mantenere una postura eretta, che migliora i problemi legati a osteoporosi, vescica e intestino. È un piacere per il corpo, ma lo è anche per l’anima”. Franco Tonoli, 59 anni a ottobre, è un uomo che non sa stare fermo: ex sportivo, dedicava la maggior parte del suo tempo libero alla montagna e allo sci. Nel 2012 ha un incidente durante un’arrampicata sull’isola di Kalymnos, in Grecia: cade, batte la schiena, resta paraplegico. Ma l’anno scorso ha partecipato alla mini-race per “rewalker” organizzata dalla casa di cura Domus Salutis di Brescia.

L’efficacia degli esoscheletri, utilizzati oggi in varie cliniche, è ancora oggetto di studio. Il Montecatone Rehabilitation Institute di Imola (Bologna), per esempio, l’ha testato per due anni su 74 pazienti, di cui 34 in sperimentazione: il modello prescelto è stato l’Ekso Gt, prodotto dalla società statunitense Ekso Bionics. “I risultati hanno dimostrato che l’esoscheletro permette una precoce possibilità di riabilitazione per chi può recuperare un cammino parziale dopo una lesione midollare; inoltre la soddisfazione dell’utenza rappresenta un forte incentivo motivazionale in vista del recupero delle funzioni perdute”, commenta Jacopo Bonavita, dirigente dell’Unità spinale di Montecatone. La ricerca comunque sta andando avanti, per cercare di arrivare a un esoscheletro per arti inferiori che si muova non solo avanti e indietro ma anche lateralmente, interpretando perfino le intenzioni di movimento.

L’esoscheletro, comunque, permette la riabilitazione anche degli arti superiori: mano, gomito e spalla, soprattutto per chi è stato colpito da ictus. Su questo filone della robotica indossabile sta lavorando la Scuola superiore Sant’Anna di Pisa che, in partnership con l’Università Campus bio-medico di Roma e l’Ateneo Miguel Hernandez di Elche (Spagna), sta portando avanti il progetto europeo “Aide”, questa volta pensato non per la riabilitazione del paziente, ma per un uso quotidiano. “Si tratta infatti di un prototipo di esoscheletro per il braccio agganciato alla carrozzina e dotato di interfacce elettromiografiche, elettroencefalografiche o elettro-oculografiche (secondo le caratteristiche del paziente), in grado cioè di captare la capacità residua dei muscoli, l’attività cerebrale o il movimento degli occhi per far compiere alla persona disabile piccoli gesti nella vita di tutti i giorni. Noi ci siamo occupati soprattutto della parte di ricerca meccatronica e di sviluppo ingegneristico”, dice Simona Crea, ricercatrice dell’Istituto di biorobotica toscano. Testato per ora solo in laboratorio, i risultati degli studi non sono ancora stati pubblicati perché il progetto termina quest’anno.

di Michela Trigari

Fonte Superabile.it