Nelle scuole i casi più frequenti di discriminazione di persone disabili

Nelle scuole i casi più frequenti di discriminazione di persone disabili

24/06/2018 0 Di Redazione

I dati del Centro antidiscriminazione Bomprezzi della Ledha: un caso su tre per problemi nell’inclusione scolastica.

“I genitori sono sempre più consapevoli dei diritti dei loro figli”. Ma rimane basso in tutta Italia il numero di ricorsi basati sulla legge 76 del 2006: in dieci anni appena 64

MILANO – In dieci anni ci sono stati solo 64 processi per casi di discriminazione a danno di persone disabili. Un po’ pochi. La legge 76 del 2006 emanata per tutela i loro diritti è stata quindi poco usata. È quanto emerge da una ricerca svolta da Lega per i diritti delle persone con disabilità (Ledha) nell’ambito del convegno “Disabilità: la discriminazione esiste e noi la combattiamo” organizzato per giovedì 21 giugno all’Università degli Studi di Milano. Ledha ha anche presentato i dati dei primi tre anni di attività del proprio Centro antiscriminazioni Bomprezzi: oltre tremila le segnalazioni arrivate al centralino, di 1.608 sono state gestite direttamente dall’operatore che svolge la funzione di filtro, mentre 1.470 sono state gestite dai legali. Di queste, quasi una su quattro (ovvero 576) sono relative a casi di discriminazione vietati dalla legge. I casi di discriminazione registrati dalla Ledha sono avvenuti soprattutto nell’ambiente scolastico (33%). “La prevalenza di segnalazioni relativa al tema dell’inclusione scolastica è dovuta, da una parte, al buon livello di consapevolezza sui propri diritti raggiunto dalle famiglie su questo tema. Dall’altro, dalla presenza di un ampio quadro normativo cogente e vincolante, che ha consentito a numerosi Tribunali di accertare diverse condotte discriminatorie e di condannare i relativi responsabili”, spiega l’avvocato Laura Abet.

Per trovare quanti processi sono stati celebrati in base alla legge 67 del 2006, Ledha ha svolto una ricerca presso gli archivi di alcuni tribunali italiani. E ne ha trovati, appunto, appena 64. È chiaramente un dato per difetto, ma che rende comunque l’idea di quanto poco sia stata utilizzata questa norma. La maggior parte dei pronunciamenti sono stati effettuati dopo il 2011 e riguardano soprattutto l’accessibilità dei luoghi pubblici e l’inclusione scolastica. “La legge 67/2006 costituisce indubbiamente uno strumento utile ed efficace per il contrasto alle discriminazioni, di cui però non sono state ancora sfruttate tutte le potenzialità – sottolinea Gaetano De Luca, avvocato del foro di Milano, consulente di Ledha-. Un dato incoraggiante, infine, deriva dal fatto che la quasi totalità dei provvedimenti di cui siamo a conoscenza ha accertato l’esistenza di una condotta discriminatoria. Solo quattro sono stati respinti, mentre gli esiti negativi in primo grado di altri due procedimenti sono stati poi ribaltati in appello”. La sfida, ora, è quella di “lavorare intensamente per far conoscere alle persone con disabilità e ai loro familiari le potenzialità di questa normativa”, commenta Alessandro Manfredi, presidente di Ledha.

Per quanto riguarda le segnalazioni seguite dal centro Bomprezzi, le discriminazioni non sono avvenute solo in ambito scolastico. Ma anche in questi ambiti: compartecipazione al costo dei servizi socio-sanitari (12,40%), luoghi lavoro (11,50%), accesso alle prestazioni sociali e sociosanitarie (8,50%), tutela giuridica (5,4%), barriere architettoniche (4,4%), accertamento dell’invalidità (3,45%), mobilità (32,6%), formazione professionale (1,64%), provvidenze economiche (1,15%), tempo libero (1%), agevolazioni fiscali (1%), protesi e ausili (0,9%), pensionistica (0,8%).

In questi tre anni di attività, i legali del Centro Antidiscriminazione Franco Bomprezzi hanno seguito centinaia di casi, accompagnando le persone con disabilità e i loro familiari lungo il precorso per ottenere il riconoscimento dei propri diritti. Come sta facendo la famiglia di Marco*, un ragazzo che vive nella provincia di Milano e soffre di una forma di autismo. A settembre, Marco inizierà la scuola secondaria e avrebbe voluto frequentare un Centro di formazione professionale per diventare panettiere, ma la sua domanda di accesso non è stata accolta. Non solo, alle richieste di chiarimento da parte dei genitori sui motivi di questa esclusione, l’istituto non ha fornito risposte esaustive. “Abbiamo avviato una trattativa con l’istituto, inviando lettere di diffida, per chiedere la cessazione di questo comportamento discriminatorio -spiega l’avvocato Gaetano De Luca, che sta seguendo la vicenda-. La nostra speranza è che si riesca a trovare una soluzione del caso senza arrivare alle aule di tribunale, trovando un accomodamento ragionevole per garantire a Marco il diritto di frequentare la scuola che ha scelto”. (dp)

 

Fonte: Superabile.