Protesi bioniche come fossero arti veri e domotica fai-da-te

Protesi bioniche come fossero arti veri e domotica fai-da-te

24/08/2018 0 Di Redazione

Mani capaci di restituire il senso del tatto, protesi che con un intervento chirurgico si legano alle terminazioni nervose o all’osso residuo, automazione della casa.

Parla anche di questo l’inchiesta di SuperAbile Inail di luglio, magazine per la disabilità dell’Istituto nazionale assicurazione infortuni sul lavoro

ROMA – Almerina Mascarello, 55 anni, di Montecchio Precalcino (Vicenza), è stata la prima donna italiana che per sei mesi ha testato, nella quotidianità, una speciale mano bionica capace di restituirle il senso del tatto, frutto di una partnership traScuola superiore Sant’Anna di Pisa, Politecnico di Losanna e Policlinico Gemelli di Roma.

Marco Zambelli invece, 64 anni, paziente del Centro protesi Inail di Vigorso di Budrio (Bologna), oggi indossa “Hannes”, una mano poliarticolata nata dalla sinergia con l’Istituto italiano di tecnologia di Genova: con un motore, cavi al posto dei tendini, sensori per raccogliere i movimenti residui dei muscoli, la mano si muove come fosse vera, solleva fino a 15 chili di peso e sarà disponibile a partire dal 2019.

Parla anche di questo l’inchiesta di Michela Trigari pubblicata sul numero di luglio di SuperAbile Inail, il magazine per la disabilità dell’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro curato dall’agenzia di stampa Redattore Sociale.

“La nostra attività di ricerca, su mandato istituzionale, ha una forte connotazione applicativa finalizzata a migliorare la qualità di vita degli invalidi del lavoro, ma ha ricadute positive su tutti – commenta Rinaldo Sacchetti, direttore della ricerca del Centro protesi Inail –. Facciamo parte di una rete che è tra le più grandi e complete a livello internazionale: ci sono i partner scientifici, i partner clinici (che siamo noi) e i partner per il trasferimento tecnologico.

La protesica sensorizzata, capace di replicare il funzionamento di un arto superiore o inferiore, è il filone in cui siamo più forti: questo può avvenire a livello superficiale, come con “Hannes”, oppure con un intervento chirurgico che lega la protesi alle terminazioni nervose, attraverso connettori neurali, per portare i segnali di movimento al cervello e viceversa”.

Una strada, riferisce Sacchetti, “intrapresa insieme al Campus bio-medico di Roma. Ma anche le protesi in titanio realizzate con la tecnica di osteointegrazione, che prevede il fissaggio sull’osso residuo, sono frutto della nostra sperimentazione in collaborazione con l’Istituto ortopedico Rizzoli di Bologna.

Altri filoni di indagine sono un simulatore all’uso della carrozzina nei contesti di vita domestica e professionale, in partnership con il Centro nazionale ricerche, e una “Tuta” indossabile per il monitoraggio e la valutazione della riabilitazione e del reinserimento occupazionale in collaborazione con il Politecnico di Milano”.

Karoly, 37enne di origine romena, ex boscaiolo infortunato sul lavoro che vive in provincia di Cosenza, è stato il primo a testare “Rise”, un verticalizzatore robotico in grado di far muovere la persona in ambiente domestico, attualmente testato da dieci pazienti del Centro di riabilitazione motoria Inail di Volterra (Pisa).

“La macchina fa presa sulle cosce, ha un supporto lombare, si comanda con un joystick ma è predisposto per essere richiamato automaticamente verso chi lo usa nel momento in cui ci si alza dal letto – precisa Elisa Taglione, responsabile della sperimentazione clinica del Centro di Volterra –. Può far assumere al paziente varie posizioni, non necessita di stampelle come l’esoscheletro, per cui si hanno sempre le braccia e le mani libere, e riduce la necessità di trasferimenti da seduta a seduta, compresa quella per andare in bagno”. Ma il Crm Inail è forte soprattutto nella ricerca robotica riabilitativa applicata in ambito ortopedico e traumatologico e per problematiche di tipo muscolo-scheletriche.

Sandro, invece, gestisce la sua casa grazie a uno smartphone. Tutto è partito “dall’esigenza di avere un joystick per la carrozzina elettrica con il Bluetooth integrato, in grado di gestire contemporaneamente anche il pc e il telefonino”. Oggi, con quel cellulare, Sandro Tiengo comanda a distanza perfino i punti luce dell’abitazione, due televisori, condizionatore, ventilatore, computer e stampante, scuri, porta e cancelletto. Inoltre controlla la videocamera di sorveglianza della casa.

E lo fa pure attraverso il riconoscimento vocale. La sua, inoltre, è una domotica fai-da-te a basso costo, frutto della sua passione per l’informatica. Sandro ha 50 anni, è un ex muratore, vive vicino Chioggia, è tetraplegico a causa di un incidente sul lavoro (trent’anni fa cadde da un tetto) e riesce solamente a fare un piccolo movimento dell’avambraccio destro. Ma, grazie a quel gesto e all’aiuto dell’Inail di Venezia, l’automazione del suo appartamento è appena diventata realtà. “L’idea è nata circa un anno fa – racconta –. Mi sono documentato su Internet per capire se quello che pensavo era davvero fattibile e cosa effettivamente mi sarebbe servito.

Preso atto che il progetto poteva decollare, per creare la parte software ho acquistato quattro applicazioni da installare sullo smartphone, un convertitore e una decina di relè a infrarossi programmabili da mettere vicino gli interruttori della luce.

Costo totale: 300 euro. La spesa maggiore è stata quella per pagare l’installatore”.

Perché per far di necessità virtù basta l’ingegno.

 

di Michela Trigari

Fonte Supersbile.it