Rapid recovery: guarigione rapida per i pazienti che hanno bisogno di una protesi dell’anca o del ginocchio

Rapid recovery: guarigione rapida per i pazienti che hanno bisogno di una protesi dell’anca o del ginocchio

10/12/2018 0 Di Redazione

Il programma migliora il percorso assistenziale e velocizza il recupero funzionale. Ad attuarlo, per primo in Italia, è stato l’Istituto Clinico ‘Città di Brescia’

Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, ogni anno, in Italia si effettuano oltre 100mila interventi di artroprotesi d’anca e ginocchio, con una degenza ospedaliera media di una settimana. Ora, in questo specifico ambito della chirurgia ortopedia c’è però un’interessante novità; si chiama Rapid Recovery e si tratta di un programma che migliora il percorso assistenziale delle persone operate di protesi all’anca e ginocchio, ne velocizza il recupero funzionale e dimezza i tempi di degenza. Ad attuarlo, primo in Italia, è stato l’Istituto Clinico ‘Città di Brescia’.

In Italia, sempre più persone affette da artrosi ed artrite ricorrono all’impianto di protesi d’anca e di ginocchio, interventi chirurgici che oggi possono essere effettuati anche con una tecnica mini-nvasiva. L’artrosi colpisce più di 4 milioni di italiani, anziani e non solo: comincia a manifestarsi dopo i 40 anni. La maggior parte dei malati ha un’età compresa tra 50 e 80 anni ma può ricorrere all’impianto di una protesi del genere anche l’adolescente affetto da artrite giovanile. In Italia l’artrosi all’anca, al ginocchio e alle mani colpisce il 15% degli adulti e più del 25-30% degli anziani e secondo l’Istituto Superiore di Sanità, ogni anno, in Italia si effettuano oltre 100mila interventi di artroprotesi di anca e ginocchio, con una degenza ospedaliera media di una settimana.

Quando le terapie farmacologiche (paracetamolo, FANS, oppioidi lievi) somministrate per ridurre il dolore non bastano più, nei casi di artrosi grave e invalidante (detta anche gonartrosi per il ginocchio e coxartrosi per l’anca), l’unica soluzione efficace è ricorrere alla chirurgia protesica mini-invasiva per l’impianto di protesi che sostituiscono l’articolazione compromessa.

Ma ora per questo aspetto della chirurgia protesica c’è un’importante novità. Si chiama Rapid Recovery e si tratta di un programma che migliora il percorso assistenziale delle persone operate, ne velocizza il recupero funzionale e dimezza i tempi di degenza. Ad attuarlo, per primo in Italia, è stato l’Istituto Clinico ‘Città di Brescia’.

Tutto in 72 ore
Il termine slow (lento) non è affatto positivo quando si parla di protesi ortopediche, anche in considerazione del fatto che più lunga è la degenza in ospedale e più alto è il rischio per il malato di contrarre infezioni. Ecco allora che il programma denominato Rapid Recovery, messo a punto negli Stati Uniti per le persone operate di protesi all’anca ed al ginocchio, risulta essere di grande importanza.
Il programma risponde in pieno all’esigenza di migliorare la perfetta riuscita dell’intervento di protesizzazione contemperandolo con il veloce recupero funzionale del malato e con la riduzione dei tempi – e conseguentemente dei costi – della degenza ospedaliera.

E’ il Dottor Tommaso Vitrugno, responsabile del reparto specialistico ortopedico del Centro bresciano, a spiegare l’importanza di Rapid Recovery: “Negli ultimi 3 anni ho perfezionato questa metodologia, appresa negli Stati Uniti e finalmente la clinica Città di Brescia, dove lavoro, è stata certificata, per prima in Italia, con il programma Rapid Recovery, mettendosi al pari dei paesi nord-europei dove già esiste da qualche anno.
“Proprio la minore invasività chirurgica” , continua lo specialista, “associata alla velocità dell’intervento (circa 40-50 minuti), che permette l’esecuzione di una anestesia ‘leggera’, consentono di poter far camminare il paziente già dopo 3-4 ore dall’operazione, con indubbi vantaggi nel decorso post-operatorio e nei tempi di ricovero.”.

Questo innovativo programma assistenziale prevede un rigido protocollo organizzativo e tecnico che, partendo dalla filosofia del prendersi cura del malato piuttosto di limitarsi a curarlo, consente di ridurre drasticamente i tempi di ricovero e migliorare i risultati, senza compromettere la sicurezza della persona operata. “Ecco quindi” – ha concluso il Dottor Vitrugno – “che tutto parte da una corretta informazione (fatta da libretti, dvd, riunioni) e da una conoscenza, al ricovero, di tutti i professionisti (medici, infermieri, fisioterapisti, psicologi) che seguiranno il percorso.”. “La tecnica chirurgica mini-invasiva, l’anestesia spinale leggera e la terapia del dolore, senza morfina, consentono di evitare di utilizzare catetere vescicale e drenaggi: così il paziente, dopo 3-4 ore dall’intervento, può già alzarsi, andare in bagno e anche cenare.”.

Questo riduce di molto lo stress psicologico dell’intervento: la notte passa tranquilla e il giorno successivo si è già pronti a partire con il programma riabilitativo, fatto di esercizi in palestra e deambulazione autonoma o assistita (spesso si è già in grado di fare le scale). Per i malati che fanno fatica a vincere lo stress e l’ansia dell’intervento c’è pronta ad intervenire la psicologa, oltre che le ‘coccole’ delle infermiere dedicate solo agli operati.

Così nella maggior parte dei casi i malati sono già in condizione di essere dimessi, dopo 3 o 4 giorni, e possono continuare il programma di recupero ambulatorialmente, senza necessità di essere ricoverati in strutture riabilitative, riducendo in tal modo il rischio di complicazioni pericolose come le infezioni (è scientificamente dimostrato che la percentuale di infezioni è direttamente proporzionale ai giorni di ricovero). Anche a casa il malato non si sente abbandonato e può sempre entrare in comunicazione con l’equipe specialistica per qualunque necessità (sulla lettera di dimissione ci sono tutti i numeri di telefono necessari); l’affetto della famiglia e il calore del proprio ambiente fanno il resto.

Fonti: Le informazioni riportate sono tratte – salvo diversa indicazione – dal Sito web del Quotidiano La Stampa, dal Sito web di In Salute News e dal Sito web A tutta Salute.

Immagine tratta da pixabay.com
di U. F.

 

Fonte Superabile.it