Riabilitazione robotica, telemedicina domiciliare e realtà virtuale

Riabilitazione robotica, telemedicina domiciliare e realtà virtuale

24/08/2018 0 Di Redazione

Nuove tecnologie, comprese le interfacce tra cervello e computer, per risultati personalizzabili, più rapidi e misurabili. Prosegue l’inchiesta di SuperAbile Inail di luglio, magazine per la disabilità dell’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro

ROMA – Antonella è un medico di Roma. Quindici anni fa le è stato diagnosticato il Parkison. È seguita dal Centro “Santa Maria della Provvidenza” della Fondazione Don Gnocchi (28 strutture in nove regioni italiane, tra cui il Lazio) e si sottopone a sedute di riabilitazione robotica. In assenza di peso, sostenuta da un’imbracatura, cammina su un tapis roulant che ne rileva i movimenti. “Questi trattamenti – spiega la donna – mi hanno consentito di riacquistare l’autonomia perduta: ho ripreso a guidare l’auto, riesco a fare più cose in casa e tra poco potrò ritornare al mio lavoro, anche se non sarò più a contatto diretto con i pazienti”. Perché i robot servono anche a questo, e la Fondazione Don Gnocchi l’ha dimostrato: per 18 mesi ha condotto uno studio per misurare l’efficacia della tecnologia robotica nella riabilitazione dell’arto superiore in 250 pazienti colpiti da ictus (di cui la metà trattati secondo le terapie tradizionali). I risultati? I movimenti di presa della mano, di flessione dell’avambraccio e di abduzione della spalla erano migliorati in tempi più rapidi.

L’istituto, infatti, realizza soluzioni innovative che poi applica nei suoi centri o esporta a casa del paziente, come per esempio sta succedendo per la teleriabilitazione domiciliare guidata e controllata, in telepresenza, da un fisioterapista. Soluzioni che sono il frutto della sperimentazione, talvolta partendo da prodotti che già si trovano sul mercato e che i tecnologi e i clinici adattano e integrano alle esigenze della riabilitazione motoria e cognitiva, sia per adulti sia per bambini, facendole diventare servizi per il paziente. E quando si tratta di riabilitazione pediatrica, la parte del gioco è molto importante: per questo la Fondazione Don Gnocchi ha investito anche sulla realtà virtuale. Lo ha fatto con CareLab, un laboratorio realizzato nel Centro “Santa Maria Nascente” di Milano in cui strumenti audio e video, una stanza multimediale semi-immersiva che riproduce un parco giochi e sensori di movimento aiutano e monitorano il percorso riabilitativo dei più piccoli, mentre il terapista – che è sempre presente – può, a ogni sessione, personalizzare e adattare le attività ludiche ai bisogni di ogni ragazzino.

Ma la realtà virtuale può essere anche totalmente immersiva ed estremamente realistica, come invece avviene nell’Istituto Auxologico di Milano. Qui si trova Cave, un ambiente dove su tre pareti e sul pavimento vengono riprodotte scene di vita quotidiana con cui il paziente, che indossa dei particolari occhiali 3D, può interagire utilizzando un joypad mentre dei sensori di posizione rilevano i suoi movimenti per trasmetterli al computer. Prosegue così l’inchiesta di Michela Trigari pubblicata sul numero di luglio di SuperAbile Inail, il magazine per la disabilità dell’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro curato dall’agenzia di stampa Redattore Sociale.

La neuroriabilitazione attraverso le interfacce tra cervello e computer è invece la particolarità della Fondazione Santa Lucia di Roma. Nel suo ospedale, infatti, un caschetto con degli elettrodi, un tavolo che funziona come fosse un monitor e un avatar delle proprie braccia aiutano i pazienti colpiti da ictus, “perché già solo l’immaginazione del movimento, nel nostro caso delle mani, attiva le reti neurali funzionando come esercizio terapeutico”, spiega Floriana Pichiorri, medico ricercatore del Laboratorio di immagini neuroelettriche e brain computer interface del Santa Lucia. Fabio Migliorati, 55enne romano, generale della Guardia di finanza, li ha utilizzati in seguito a un’ischemia avuta a settembre dell’anno scorso: “Se pensavo a un movimento corretto, l’elettroencefalogramma computerizzato lo riconosceva in tempo reale e le braccia virtuali sul tavolo/monitor si muovevano di conseguenza bene”, racconta il generale. “Il rinforzo visivo positivo è molto importante – continua la dottoressa Pichiorri –. E se nel trattamento dell’ictus queste interfacce cerebrali sono già evidenza clinica, nei casi di sclerosi laterale amiotrofica il nostro laboratorio sta facendo ricerca per indagare le possibilità di comunicazione dei pazienti malati di Sla” che non riescono più a interagire con l’esterno nemmeno muovendo gli occhi. Ma al Santa Lucia puntano anche su videogiochi interattivi e touch screen per la rieducazione cognitiva, utili anche sul piano motivazionale ed emozionale o per stimolare la memoria e l’orientamento.
di Michela Trigari

Fonte Superabile.it