Strutture per infanzia, disabili e anziani, 160 milioni di euro per la videosorveglianza

Strutture per infanzia, disabili e anziani, 160 milioni di euro per la videosorveglianza

30/05/2019 0 Di Redazione

Approvato l’emendamento che istituisce due fondi: uno per le scuole dell’infanzia, l’altro per le strutture socio-sanitarie e socio-assistenziali per anziani e persone con disabilità. Ma il disegno di legge 897 è ancora in discussione. Fish: “Intervenire anche per garantire la complessiva qualità dei servizi per l’abitare”. Anief: “I maestri non sono criminali. E le telecamere violano la privacy”

ROMA – 160 milioni di euro per installare sistemi di videosorveglianza all’interno delle scuole per l’infanzia e delle strutture socio-assistenziali e socio-sanitarie per persone disabili e anziane, con l’obiettivo di garantire sicurezza e prevenire abusi e violenze. E’ l’entità complessiva dei due fondi istituiti dall’emendamento approvato ieri dalle Commissioni Lavori pubblici e Ambiente del Senato, durante l’esame del relativo decreto legge “Sblocca cantieri”.

Il primo fondo riguarda le scuole per l’infanzia, il secondo le altre strutture: per ciascuno di questi, la dotazione è di 5 milioni di euro per il 2019 e di 15 milioni l’anno dal 2020 al 2024. “In realtà non si tratta di nuove risorse – precisa la Federazione italiana Superamento Handicap -: un fondo storna e usa risorse destinate al ministero dell’Istruzione, l’altro fondo preleva da risorse destinate al Ministero della Salute per l’ammodernamento delle strutture sanitarie.

I fondi e le relative risorse sono ora attribuiti al ministero dell’Interno”. Soprattutto, però, “nemmeno un euro potrà comunque essere speso prima dell’approvazione di una specifica norma – aggiunge Fish – Questa (disegno di legge 897) è ancora in discussione presso la Commissione Affari Costituzionali del Senato; poi tornerà alla Camera”.

L’intervento e l’investimento previsto dalla norma in discussione sono comunque valutati positivamente dalla Fish, che “ha avviato una accorata discussione al proprio interno a partire dal Congresso 2018, dal quale scaturì una mozione condivisa per la tutela delle persone con disabilità, in particolare intellettiva, nei processi di regolamentazione delle strutture socio-sanitarie con la quale si conveniva di farsi portavoce con le istituzioni affinché si rendesse obbligatorio l’uso di telecamere di videosorveglianza in tutte le strutture ospitanti le persone con disabilità”.

Ma la videosorveglianza, da sola, non basta. “E’ necessario ora intervenire per garantire la complessiva qualità dei servizi per l’abitare che devono sempre concorrere al compimento di alcuni essenziali diritti della persona con disabilità – chiede Fish – quali il diritto ad un abitare dignitoso, anche in presenza di importanti limitazioni nelle attività o in assenza di sostegni familiari; il diritto a vivere significative opportunità ed esperienze di inclusione sociale, di autodeterminazione, di cittadinanza; a sviluppare relazioni interpersonali e forme di interdipendenza con la comunità locale e le sue istituzioni; ad esprimere e arricchire le proprie competenze e abilità sul piano fisico, intellettivo e relazionale; ad evitare l’emarginazione sociale e l’istituzionalizzazione; a ritardare per quanto possibile la perdita della propria autonomia. Si adottino nuove regole e nuovi standard per il funzionamento e per l’accreditamento istituzionale di quelle che oggi vengono chiamate strutture socio-sanitarie e socio-assistenziali”, chiede dunque la Fish.

Sul fronte del “no” alle telecamere si schiera invece il sindacato Anief: “ I maestri non sono criminali – afferma il presidente Marcello Pacifico -. Bisogna rammentare come il Garante della Privacy abbia posto seri dubbi sull’eventuale impiego delle telecamere in modo sistematico e generalizzato, perché la tutela dei soggetti fragili può avvenire efficacemente anche con mezzi meno invasivi”.