Una nuova protesi per l’aneurisma aorto addominale sperimentata al San Camillo di Roma

Una nuova protesi per l’aneurisma aorto addominale sperimentata al San Camillo di Roma

10/12/2018 0 Di Redazione

È la prima volta in Europa che si impianta questo strumento innovativo all’interno dell’addome, senza aprire la pancia del malato

E’ stata la prima volta in Europa. All’Ospedale San Camillo di Roma, è stata impiantata, su due malati, affetti da aneurisma aorto addominale non ancora in fase critica, una protesi di nuova concezione che – una volta introdotta all’interno dell’addome, sulla base delle immagini angiografiche e mediante dei manipoli esterni – può essere adattata, senza che il chirurgo apra la pancia del malato, fino a che la protesi non combaci esattamente con la curva naturale della parte dell’aorta trattata.

L’aneurisma è una dilatazione (tipo un palloncino) di un’arteria. Le arterie sono i vasi che nel corpo portano il sangue ricco di ossigeno. Un aneurisma può diventare grosso e rompersi o dissecarsi. Sia la rottura che la dissezione sono spesso fatali, mentre la prognosi è spesso buona se gli aneurismi sono sottoposti a chirurgia, per ripararli prima che si rompano. Una delle sedi nelle quali è possibile che si formi un aneurisma è l’addome. Quando un aneurisma dell’aorta addominale inizia a lacerarsi o si rompe diventa un’urgenza medica e, in questo caso, solo un malato su cinque sopravvive.

La maggioranza degli aneurismi interessano l’aorta, il vaso arterioso principale che porta il sangue dal cuore al resto del corpo. L’aorta attraversa il torace e l’addome. Un aneurisma che interessa la porzione addominale dell’aorta è detto aorto-addominale (AAA). La maggioranza degli aneurismi aortici è di questo tipo. Rispetto al passato, questo tipo di aneurisma si riscontra con frequenza maggiore perché è aumentato il ricorso alla TAC per altri problemi medici. Se piccolo l’aneurisma aorto addominale raramente va incontro a rottura. In ogni caso può diventare molto voluminoso senza causare sintomi. La dilatazione che origina l’aneurisma – problema che, nella grande maggioranza dei casi, si manifesta prevalentemente in persone che hanno più di 60 anni – aumenta indisturbata negli anni e a questo si deve l’appellativo di “killer silenzioso” con il quale l’aneurisma viene spesso indicato.

Spesso è possibile intervenire chirurgicamente sull’aneurisma, a patto che sia stato scoperto in una fase non ancora critica, operando una “riparazione” preventiva. Questo è esattamente quello che è stato fatto su due  malati, una donna e un uomo over 75, con due interventi eseguiti presso l’ospedale San Camillo di Roma, sotto la guida del professor Nicola Mangialardi, primario di chirurgia vascolare.

La nuova protesi
Ai due malati è stata impiantata – per la prima volta in Europa – una protesi di nuova concezione che – una volta introdotta all’interno dell’addome, sulla base delle immagini angiografiche –  mediante dei manipoli esterni può essere adattata dal chirurgo, senza aprire la pancia del malato, fino a che la protesi non combaci esattamente con la  curva naturale della parte dell’aorta trattata.

L’aneurisma aorto addominale colpisce il 3-6% della popolazione con un’età dai 60 ai 75 anni, e fino al 10% dei casi persone oltre i 75 anni di età. “L’aneurisma dell’aorta addominale è 8 volte più frequente di quello dell’aorta toracica”, ha spiegato il professor Nicola Mangialardi, direttore del dipartimento di chirurgia vascolare dell’ospedale romano, che ha precisato: “Poiché questa malattia è quasi sempre asintomatica, spesso il primo sintomo può essere proprio la lacerazione della parete aortica, chiamata fissurazione”. In questi casi si crea una vera e propria situazione di emergenza, per la possibile emorragia interna, con esiti spesso fatali.

La diagnosi precoce è la chiave di volta di tutto il processo terapeutico: il consiglio è di eseguire una visita dal chirurgo vascolare ed un ecodoppler dell’aorta addominale, che è un esame indolore e facilmente ripetibile. I soggetti più a rischio sono soprattutto i sessantenni di sesso maschile, fumatori e con pressione arteriosa alta. “La pressione arteriosa più alta del normale” – ha osservato, infatti, ancora il professor Mangialardi – “è una condizione quasi sistematicamente associata all’aneurisma.”. “Il fumo di sigaretta, inoltre, accelera l’aterosclerosi, cioè l’invecchiamento e l’indebolimento delle arterie, meccanismo principale della malattia.”. “Altri fattori di rischio sono sicuramente la sedentarietà, il diabete e una dieta ricca in grassi, causa di ipercolesterolemia”. La diagnosi precoce è, dunque, l’unico modo “per scovare per tempo queste bombe a orologeria”, ha concluso lo specialista.

La protesi impiantata al San Camillo di Roma dunque la risposta terapeutica italiana ad una condizione morbosa potenzialmente letale che colpisce oltre 700.000 persone in Europa e 84.000 in Italia, con circa 220.000 nuovi casi diagnosticati ogni anno (27.000 nel nostro Paese) e che circa nell’80% dei casi si conclude con il decesso della persona colpita.

Fonti:
le informazioni sono tratte – salvo diversa indicazione – dal Sito web del Quotidiano Repubblica


Immagine tratta da pixabay.com

di U. F.

Fonte Superabile.it