Verso la XXV Giornata dell’Alzheimer: diagnosi precoce possibile, ma pochi lo sanno

Verso la XXV Giornata dell’Alzheimer: diagnosi precoce possibile, ma pochi lo sanno

19/09/2018 0 Di Redazione

Sulla diagnosi precoce è incentrata la ricerca dell’Irccs di Brescia: “Ci si rivolge ai servizi sanitari a malattia conclamata o avanzata.

Quanto più precoce è la diagnosi, tanto più anche il paziente potrà essere attore delle scelte terapeutiche assistenziali che lo riguardano”

ROMA – L’ Alzheimer’s Association, associazione non-profit che si dedica al supporto dei famigliari e alla ricerca sull’Alzheimer lo sosteneva già nel ’99 con lo slogan “’Diagnosing Dementia: See It Sooner” (diagnosticare la demenza: vederla prima). A distanza di nove anni la diagnosi precoce diventa sempre più importante, proprio perché ancora oggi ci si rivolge ai servizi sanitari a malattia conclamata o avanzata, solo quando sono evidenti i disturbi del comportamento connessi a questa patologia, che sono agitazione, insonnia, deliri, apatia, scarsa collaborazione o aggressività fisica o verbale… La diagnosi precoce dell’Alzheimer è la frontiera su cui si concentra, con ottimi risultati, l’Irccs Fatebenefratelli di Brescia, che è un centro di riferimento nazionale e internazionale in questo campo, insieme alle altre strutture dell’Ordine Ospedaliero San Giovanni di Dio, che hanno predisposto servizi ad hoc per la presa in carico dei pazienti e delle famiglie.

“Abitualmente, questa forma di demenza viene diagnosticata dopo 2-4 anni di malattia – spiega il primario del reparto Alzheimer del Centro San Giovanni Di Dio, Orazio Zanetti -. Sono complici di questo ritardo alcuni pregiudizi sull’invecchiamento. Si tende a confondere l’invecchiamento con la prospettiva “inevitabile” di un declino delle facoltà cognitive e in particolare della memoria: si ritiene che rientrino nella normalità, quando si è vecchi, sia la perdita di autonomia che quella della capacità di far funzionare correttamente il proprio cervello. Nulla di più errato. Infatti è vero il contrario per la maggioranza degli anziani: solo il 7% degli  anziani – >65 enni – ha problemi di demenza”.

Anche nel mondo sanitario a volte si ritiene che l’assenza di cure efficaci e risolutive renda inutile e dispendioso effettuare indagini diagnostiche, mentre secondo i Fatebenefratelli “è importante ed eticamente/professionalmente corretto svincolare il diritto alla diagnosi dalle prospettive di cura. Quest’ultima considerazione vale non solo per le demenze, ma anche per tutte le malattie croniche che affliggono le popolazioni che hanno il privilegio di invecchiare a lungo” osserva Zanetti.

In occasione della XXV Giornata Mondiale dell’Alzheimer, che si celebrerà il 21 settembre, l’Irccs organizzerà una serie di appuntamenti per famiglie e operatori per comunicare questa prospettiva corretta: vedere la diagnosi, oltre che come diritto del paziente, come indispensabile premessa alla costruzione di un’alleanza terapeutica tra malato, familiari e personale sanitario. “Quanto più precoce è la diagnosi, tanto più anche il paziente potrà essere attore delle scelte terapeutiche assistenziali che lo riguardano. Sarà possibile condividere scelte terapeutiche ed assistenziali “adatte” al malato ed alla famiglia. Quest’ultima in particolare si sente ancora troppo spesso sola nell’affrontare il lungo decorso della malattia di Alzheimer”.

In Italia esiste una rete assistenziale (i CDCD: centri per i disturbi cognitivi e le demenza, circa 600), “ma è necessario che i malati ed i familiari vi si affidino il più presto possibile; solo cosi potranno essere alleggeriti –grazie al contributo di  medici, infermieri, educatori, assistenti sociali, psicologi – dal peso assistenziale e dal senso di solitudine” sottolinea il medico bresciano.

 

Fonte superabile.it